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Intervista a
don Federico Bareggi
Intervista a don Federico Bareggi nel giorno della festa a lui dedicata. Dal 2000 al 2011 e' stato alla guida del nostro oratorio. Ad un mese dalla sua partenza, avvenuta l'1 Settembre 2011, gli abbiamo chiesto di parlarci di questi 11 anni vissuti insieme...
Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 2/10/2011
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Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 2/10/2011
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Ciao don, e ben ritrovato! Innanzi tutto ti chiediamo subito: come stai? ...che sensazioni provi, qual'è il tuo stato d'animo... che ci racconti? Sto benone... Ho una nuova cittadinanza, quella saronnese, un impero da gestire (6 parrocchie della città), tanti nomi nuovi da imparare!
Iniziamo dal presente: Saronno... com'è? Hai avuto una buona accoglienza? Quali sono le prime impressioni di questa nuova avventura? Bhè, devo dire che sono molto carini... la cosa più bella è il progetto di costruire una pastorale cittadina per tutte e sei le parrocchie... e' tutto da inventare, perciò molto stimolante
Ti dovevano mandare a Saronno per dire una messa alla Radio, allora sei famoso! E' vera questa leggenda? Ce la racconti? Sì, tutto vero... FM 88, o su internet Radiorizzonti. Ma non solo la messa, mi hanno anche invitato a parlare, e mi hanno fatto domande difficilissime... peggio di un esame all'università: sono uscito tutto sudato!!!
Come è stata la festa dell'Oratorio di Saronno? Ti hanno riservato una buona accoglienza? Noti subito qualche differenza fra i due Oratori? Certo, siamo lontani da Milano: l'Oratorio anima anche la vita della città, con spettacoli e feste... Ma sono stati davvero gentili con me
Veniamo a noi... parliamo ora del passato, anche se si tratta di un recente passato: 11 anni, sono tanti... sei arrivato che eri un ragazzo di 26 anni. Che cosa pensi immaginando e ripensando a quel don Federico del 2000? Quel don Federico della mamma che, i primi giorni di servizio nel nostro Oratorio, vedendo un "ragazzino", che eri tu, dice: "Scusi, sa chi è il don Federico"? Un'immagine rimasta nella storia... soprattutto la tua risposta: "sono io don Federico!" Ne avevo 27 di anni... le differenze sono qualche capello bianco in più, qualche Kilo in più... e poi.... penso basta... Non mi sembra di essere cambiato molto... a sì, è vero... ora gioco meno a pallone, e cammino più lento in montagna!
E se lo paragoni al don Federico di oggi cosa vedi? Che almeno all'esterno ho ancora un po' l'aspetto da ragazzino, e questo fa una bella pubblicità alla Chiesa
C'è qualcosa in particolare di cui ti senti fiero ripensando a questi 11 anni? Di avervi voluto bene
E c'è qualcosa che, se potessi tornare indietro, non rifaresti (sempre che tu ce lo possa dire)... Un sacco di cose... un sacco di parole, un sacco di scelte.... cose che dopo aver fatto ti accorgi di aver sbagliato, causando tristezza in qualcuno... però, soprattutto, avrei comprato meno granite!
Pensando al futuro del nostro Oratorio, che cosa ti piacerebbe che cambiasse? Su cosa ci sarebbe ancora ampio margine di lavoro? Bisognerebbe avere un po' più di semplicità: le cose sono belle, e farle rende felici.... A volte ci si complica un po' la vita rendendo tutto difficile
E quale qualità, invece, abbiamo e dobbiamo tenere salda e ben stretta noi Oratoriani del SS. Redentore? La gioia dello stare insieme
Ci ricordi 3/4 momenti in cui ti sei davvero divertito all'inverosimile? So che ce ne sono tanti, ma alcuni davvero divertenti... Come si dice a Roma, "facce ride!" Direi Lopez che in treno andando a Parigi stava in equilibrio su una scala a pioli, alcune ore di religione a scuola, Seresini che facendo il chierichetto, alla consacrazione ha tirato una capocciata sull'altare, o Emanuele Caporale che mi inseguiva sull'altare chiedendomi che cosa c'era da fare come chierichetto, o Pietro Brambilla che per vincere il palio ha portato mezza tonnellata di pasta
E, se possiamo chiederlo, hai mai avuto momenti di forte sconforto in cui ti chiedevi il perchè di tante scelte e, magari, hai pensato anche di mollare tutto e chiedere di farti spostare? No, momenti tristi ce ne sono stati, soprattutto per la cattiveria e l'egoismo delle personoe, quando ti a coorgi che uno vede solo se stesso e non pensa ai bisogni dell'altro e della comunità... ma mai ho avuto voglia di mollare tutto, nè di chiedere di farmi spostare
11 anni... quanti matrimoni, quante comunioni, quante cresime, quanti battesimi... facciamo un po' di statistiche... Se ipotizziamo che hai portato alla comunione circa 500 bambini, sposato circa 50 coppie, battezzato un centinaio di piccoli nuovi cristiani e accompagnato alla cresima circa 600 ragazzi... sbagliamo di tanto? Dacci qualche numero! E se ripensi a tutto questo, cosa provi? Direi che le ccomunini sono circa 1.000, le Cresime 800, i matrimoni intorno alla tua stima, i battesimi penso meno.... poi aggiungerei circa 5.000 bambini all'Oratorio Estivo, 500 animatori, 3.000 persone portate in gite, vacanze o ritiri, 15.000 in gita dell'Oratorio Estivo (di cui almeno 10.000 caricati in mdtropolitana senza mai perderne uno....). Direi che sono stati anni belli e pieni, ma soprattutto che porto tutti nel cuore, e che ho voluto bene a tutti... questo è ciò che mi rimane di più in mente, con i loro volti ed i loro sorrisi
Parlando dei gruppi... a cosa ti sei più affezionato negli anni... ai bambini del catechismo, dell'A.C.R., ai gruppi medie, agli adolescenti, ai diciottenni o ai giovani? Senz'altro ai bambini... da loro ho imparato, il giorno della Comunione, ad amare il Signore, il giorno della Cresima, a scegliere di seguirlo, all'Oratorio Estivo, a gioire della vita
E con le famiglie, con i genitori, che rapporto hai avuto? Di compagni di viaggio, perchè interessati entrambi alla crecsita dei ragazzi
... e sempre parlando dei gruppi, dal catechismo ai giovani, per ciascun gruppo puoi indicarci che cosa ti hanno lasciato dentro ed in che cosa ti hanno cambiato nel modo di fare, di pensare, di agire? Le Medie mi hanno fatto tanto divertire, gli Ado mi hanno riempito di soddisfazioni, i Giovani mi hanno fatto sentire padre
A questo proposito... parlando di te come prete, come cristiano, come uomo... ti senti cambiato in questi 11 anni? In che cosa può crescere un prete? E tu ti senti cambiato, cresciuto? Nel 2005, al tuo 5° anno di pontificato nel nostro Oratorio, in un'intervista rilasciata al sito dicevi che "Bisogna cambiare e cambiarsi: ho intuito in questo ultimo anno che il Signore mi chiede questo, ma non so che cosa significhi". Dopo 6 anni, ce la dai questa risposta? Che differenza c'è tra il don Federico del 2001 e il don Federico del 2011? Trovo le maggiori differenze nell'Oratorio: si sono strutturati i cammini, è crecsiuta la qualità e la disponibilità, è migliorato di conseguenza l'intero quartiere
Come è cambiato il tuo rapporto con i più grandi che prima erano ragazzini? Possiamo dire, come si fa tra fidanzati, "Non sei più quello di prima?"... Hai visto ragazzini delle medie che ora sono giovani, bambini che magari sei andato a trovare in ospedale appena nati fare la prima comunione! Ragazzi di 18 anni che ora hanno una famiglia loro perchè si sono sposati... non ti fa una grande impressione tutto questo? Come hai vissuto questa "crescita"? Solo pensando che se loro crescono, vuol dire che io invecchio!
Su cosa hai puntato nel tuo lavoro in questi anni? Su quale aspetto hai fortemente voluto una crescita da parte dell'Oratorio? Nel rapporto con Dio: perchè se hai Dio nel cuore, diventi migliore, come uomo, come amico, come studente, come lavoratore, come cittadino, come padre, come sposo.
Siamo quasi in conclusione... alcuni botta e risposta: risposta secca e decisa:
- Dopo 11 anni, Coro o Chierichetti? Chierichetti che cantano (i nostri non cantano mai!!!) - La rivoluzione più grande che hai lasciato in questi 11 anni: bere il the per merenda in montagna - Un aggettivo per definire il tuo operato: ...lungo 11 anni - Un tuo lato positivo: interista - Un tuo lato negativo: ce ne sono Troppi! - Un aspetto da prete che vorresti rafforzare:la fede - Un aspetto da prete che vorresti cambiare: l'uso dl tempo - Un motivo per pregare:il bene di ciascuno - Un momento davvero imbarazzante: ce ne sono stati un po'... ma sempre anche molto spassosi - Un tuo segreto che, ora che non sei più in servizio da noi, possiamo sapere, puoi svelare... Uso le canottiere bianche di una volta... - Un'altro ancora: .........anche le mutande bianche - Il terzo e ultimo, promesso! i calzini ora li porto neri! - Mac Donald o Cinese? Mc Donald - Autobus o Tram? Ovviamente tram - Tram o Treno? E' dura, ma direi sempre tram - Moratti o Pisapia? Direi... - Lega o PDL? non c'è di meglio? - PDL o PD? ...e questo sarebbe meglio? - Democrazia Cristiana? non esiste più da 20 anni - Don Camillo o Peppone? Peppone... è più buono di don Camillo - Sugo o Pesto? pesto - Carne o Pesce? carne (non ha le lische) - Formaggio? sarebbe bello!!!! - Crocifisso nelle Aule? Sì certo! - Gruppo Adolescenti o Diciottenni? Adolescenti - II Media o III Media? III Media - Vino o Birra? ...nessuno dei due... - Redentore o Saronno? Punto sempre al Vaticano - Paradiso o Inferno? Paradiso... la compagina è migliore!!! - Cinema o Bowling? Bowling... ma dipende dal film!!! - Bar Gatto o Fashion Food? Bar gatto - Vecchietti o mensa dei poveri? Vecchietti... un giorno sarò vecchietto anch'io - Scuola della Parola?... è ormai vecchia di trent'anni... magari bisogna cambiare qualcosa! - Vasca o doccia? vasca da bagno!!! - Rai o Mediaset? la Rai a Saronno non la prendo.... dunque non so! - Berlusconi o Prodi? Dici come nuovo Arcivescovo di Milano... Non saprei... non so se Berlusconi accetta di non essere Papa - Prodi o Bersani? Non stanno dalla stessa parte? - Vorresti un Cane o Gatto? nessuno dei due... neanche un pesce rosso - Matrimonio dei preti… si o no? NO GRAZIE!!!! - Un regalo che non hai mai ricevuto e che ti piacerebbe ricevere (sfrutta bene questa risposta)! Un Oratorio sereno ed in cui tutti si impegnano felici - Il quarto e ultimo segreto? Promesso davvero che è l’ultimo! .... Quando dormo russo - Fatima o Medjugorie: ...non sparei scegliere - Colomba o Pandoro? Pandoro - Pandoro o Panettone? Pandoro - Sala stampa o Studio del don? pandoro... o in sal stampa o nel mio studio - Granita o chinotto? Granita!!!!!! - Infine… Silvietta o Fiorenzo? (ATTENTO ALLA RISPOSTA!!) ...RENZA, ovviamente!!!!!
Ultima domanda, prima dei saluti finali... ci puoi dire ad oggi che non sei più il "nostro" prete, come trovasti l'oratorio nel 2001? E come ti sembra di averlo cambiato e lasciato nel 2011? Era una situazione difficile... pochi educatori, pochi ragazzi, un clima teso... mi piace pensare che ora si sia sorridenti e contenti, e che l'Oratorio sia diventato un posto per tutti
Grazie mille don! E' il momento dei tuoi saluti e dei tuoi ringraziamenti! ...BUON CAMMINO!!!! Volete sempre bene all'Oratorio, che è un dono grande che abbiamo ricevuto... E abbiate sempre il coraggio di sacrificarvi e di faticare per gli altri!
Intervista a
don Alessandro Noseda
Intervista a don Alessandro, che dall'1 settembre 2011 sara' il nuovo coadiutore dell'Oratorio
Autore: Mattia B.
Pubblicata il: 13/7/2011
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Autore: Mattia B.
Pubblicata il: 13/7/2011
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Intervista a
don Natale Castelli
Intervista a don Natale, dall'1 ottobre nuovo Parroco del SS. Redentore
Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 17/8/2009
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Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 17/8/2009
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Caro don Natale, innanzi tutto ti diamo il benvenuto nella nostra comunità Parrocchiale. Vorremmo conoscerti un po’ meglio… ti chiediamo come prima cosa di presentarti, come ti chiami, quali sono le tue origini…
Mi chiamo Natale Castelli e sono nato a Parabiago (MI) nel 1958
Ci puoi dire che sensazioni provi a poche settimane dal diventare il nuovo Parroco della Parrocchia SS. Redentore?
A volte mi sembra di essere Cristoforo Colombo prima di partire per l’America dal tanto che mi sembra grande e nuova, a volte mi sembra di essere nato qui per la familiarità che ho già incontrato
Parlaci un po’ di te… cosa hai studiato, quando sei entrato in seminario, quali sono state fino ad oggi le tue esperienze…
Dopo il Liceo Classico a Legnano ho frequentato la facoltà di Fisica in via Celoria. Poi sono entrato in seminario a 23 anni. A 28 sono diventato prete. Per sette anni sono stato educatore in Seminario (Ginnasio), per otto anni vicario parrocchiale a Cassano Magnago e per otto anni parroco a Solbiate Arno. Da qualche anno ricopro il ruolo di Decano nel decanato di Carnago. Inoltre nei 23 anni di sacerdozio ho insegnato Fisica in Seminario con un bellissimo laboratorio. In questi ultimi quattro anni ho avuto la fortuna di collaborare a un progetto legato al Liceo diocesano di Bissau (Guinea Bissau).
Se ti chiedessimo di fare un bel saluto alla Parrocchia che lasci? Quali ricordi ti porterai dietro?
A questa domanda è difficile rispondere perché i ricordi sono legati alle relazioni e queste sono innumerevoli. Posso citare a titolo di esempio il ricordo delle coppie di giovani nel cammino di preparazione al Matrimonio, oppure l’ultimo ricordo legato all’oratorio estivo e alla vacanza con i bambini in montagna. Il saluto è che i solbiatesi mantengano uno stile parrocchiale di relazione e che accolgano don Domenico, mio successore, come hanno accolto me.
Hai da poco conosciuto i preti e alcuni parrocchiani del SS. Redentore. Che idea ti sei fatto del SS. Redentore?
Se la Parrocchia è rappresentata da quelli che finora ho conosciuto, a partire da don Piero, vengo di corsa
Hai già qualche idea, qualche cambiamento, qualche cosa che vorresti portarti dietro dalla tua precedente esperienza da applicare al SS. Redentore, o hai deciso che inizierai a pensarci dal primo giorno in cui sarai qui? Hai già un’agenda di cosa da fare?
Non ho neanche pensato di decidere che inizierò a pensarci. L’agenda è il calendario che Don Gigi e Don Federico mi hanno mandato e le indicazioni che don Piero ha cominciato a lasciarmi.
Sto per chiederti qualcosa che necessita di una risposta politica. Coro o Chierichetti?
Perché, sono in alternativa?
Hai già visitato il nostro Oratorio? Come ti è sembrato?
Passeggiando nel cortile vuoto in agosto mi è venuta alla mente una frase che un bambino ha scritto nel “muro” del sito internet, dicendo che l’oratorio è bellissimo soprattutto per il sorriso di don Federico. Il cortile mi è sembrato pieno. I bambini azzeccano più dei grandi
Infine… un bel saluto a tutta la tua nuova comunità Parrocchiale…
Alcuni predicatori si rivolgono all’uditorio salutando “tutti e ciascuno”. Mi è sempre sembrata un’espressione retorica, ma pensandoci bene in quel “ciascuno” è contenuta una bella sfida. Per arrivare a ciascuno non basta una vita, ma intanto iniziamo.
Intervista a
don Gigi Colombo
Intervista a Don Gigi (alias Don Luigi Claudio Colombo) al suo arrivo nella nostra Parrocchia nel 2006
Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 21/9/2006
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Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 21/9/2006
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Ciao don Gigi, e benvenuto nella parrocchia del SS. Redentore… per iniziare vorremmo conoscerti un po’ meglio… ci parli un po’ di te? Un flashback della tua vita da sacerdote novello ad oggi, incominciando dalla tua ormai ex parrocchia.
Ciao a tutti. Eccomi qua, giunto in mezzo a voi non tanto da una parrocchia, ma da un decanato , l’Alto Lario, dove ero Responsabile decanale della Pastorale Giovanile. Sì, mi muovevo tra le amene sponde del lago di Como e le valli prealpine orientali a ridosso di quest’ultimo. Certamente, avevo una residenza fissa, precisamente a Dervio. Ho ricoperto questo incarico dal settembre 2000. Prima ancora, dal 1994, anno della mia ordinazione, ero ad Olginate come vicario parrocchiale presso l’oratorio. E’ lì cha hanno cominciato a chiamarmi don Gigi perché anche il parroco si chiamava don Luigi. Il mio nome di battesimo è Luigi Claudio.
Hai già conosciuto tutti i preti, il parroco e alcuni parrocchiani e ragazzi dell’Oratorio. Che idea ti sei fatto della nostra Parrocchia?
Ma è grandissima in confronto alle dimensioni a cui ero abituato! Mai mi sarei immaginato di far parte di un gruppo di sacerdoti (o “presbiterio”) così numeroso. Lo sapete che don Luigi Parisi l’ho conosciuto proprio quest’anno quando è venuto a darci una mano lassù a Dervio, visto che avevamo cinque tridui pasquali da gestire? Senz’altro è stato una coincidenza…, ma i segni vanno letti.
E del nostro Oratorio?
E’ grandissimo…Tutti avrete notato che, minimo, ho bisogno di almeno due presentazioni a testa per imparare i nomi. Devo dire che siete tutti simpatici (ps: non sto scherzando).
Sei andato a visitare il sito www.parrocchiaredentore.it quando il tuo vicario episcopale di Lecco ti ha comunicato che saresti venuto qui?
A dire il vero l’ho scoperto tempo dopo, per curiosità. Me l’aveva detto mio cognato che esisteva.
Che effetto fa, dopo tanti anni, cambiare radicalmente, ricominciando da capo in un’altra parrocchia? Quali sentimenti si vivono?
Effettivamente negli ultimi giorni precedenti il trasloco, ho provato un po’ di attesa o di ansia, insieme a molta curiosità. Ora, devo rivedere i mie riferimenti, mi devo abituare ad un altro tipo di paesaggio (diversi parrocchiani che fanno le vacanze in Alto Lario me l’hanno fatto notare.)
Nel nostro Oratorio vive una sfida da ormai parecchi anni: coro o chierichetti?
Te lo dico nella prossima intervista.
Cosa ti aspetti da questa nuova esperienza? Dalla gente, dai ragazzi?
Che mi sopportiate, ovviamente! Però sono convinto di avere qualche qualità positiva.
Quali sono i tuoi hobby, i tuoi interessi? Di cosa ti appassioni? Sai giocare a calcio?
Uno che nasce tra i colli brianzoli come me ama fare delle passeggiate. Mi piace viaggiare anche non fuori dall’Italia, perché intorno a noi ci sono dei bellissimi posti da conoscere. Mi piace leggere quando ho tempo. So giocare a calcio? No comment. A che squadra tengo? L’Italia! Quanto basta poi il mio tifo per una squadra “non milanese”. Non chiedetemi le formazioni dei calciatori in campo.
Hai già conosciuto Don Paolo e Don Dario, ultimi preti nati dalle vocazioni del nostro Oratorio, ed Ilaria e Emanuele, che stanno seguendo i loro cammini di preparazione?
Don Paolo no, don Dario sì, l’ho proprio visto quando è rientrato con il gruppetto che è stato a Praga; ho conosciuto Emanuele in questi primissimi giorni di settembre; ho sentito parlare di Ilaria. Mi vien da dire: mica sono male le vocazioni qui da voi!
Infine, fai un saluto a tutti i lettori del sito !!!
Ciaaaaoooooooo!!!!
Intervista a
don Federico Bareggi
Intervista a don federico giunto al suo quinto anno al SS. Redentore
Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 14/9/2005
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Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 14/9/2005
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Don Federico… giunti ormai al tuo quinto anno di “pontificato” nell’Oratorio SS. Redentore, vorremmo farti alcune domande sulla vita dell’Oratorio, sui cambiamenti che ci sono stati, sulle innovazioni che hai portato… Iniziamo dalle fondamenta: hai incentrato la vita dell’Oratorio sui bambini. Loro sono i più importanti protagonisti. Noi siamo tutti al loro servizio. Perché la scelta di dargli maggiore importanza?
Non mi ero accorto di essere già Papa… La cosa mi rattrista: non posso più fare carriera!!! Perché dare importanza ai bambini? Perché lo dice il Vangelo, non solo quando Gesù li vuole accanto a sé, ma ogni volta che siamo invitati a dare posto agli ultimi, ai poveri. Loro oggi sono i veri poveri, perché tante volte nessuno li guarda, né li prende sul serio, perché non sono nelle logiche del guadagno e del piacere che comandano oggi. Se il Vangelo entra concretamente nella nostra vita, forse un giorno abiterà anche nel nostro cuore.
Poi la rivoluzione più grande. Il rifacimento dell’Oratorio. Hai dovuto lottare per ottenere consensi? Quali sono stati i motivi che ti hanno spinto a prendere una decisione così importante? Svelaci un po’ di retroscena se ce ne sono… volevano tagliare gli alberi no?!
Sì, ho dovuto lottare molto, perché sulle prime a pochissimi interessava, dal momento che il nuovo fa sempre paura. Il motivo per intraprendere questa grande impresa è stata la sicurezza dei bambini, soprattutto i più piccoli (quelli dell’Ele!): se ne facevano male troppi. Ora posso dire, a lavori ultimati, che un altro motivo, che ho scoperto solo dopo la ristrutturazione, è che l’Oratorio sia bello per tutti, un luogo di gioia e invitante: un segno che la nostra Comunità vuole accogliere. Per gli alberi volevo che, il giorno che si discuteva l’abbattimento, i ragazzi si incatenassero alle piante, ma hanno continuato a giocare a Pallavolo…. Durante i lavori, il muro di divisione con la rete, già costruito, è stato fatto abbattere per allungare il campo di 2 metri.
Come mai la scelta di inserire l’adorazione Eucaristica dopo la Messa dell’Oratorio? Sentivi che la comunità mancava un po’ nella preghiera comune? Stessa cosa per i vespri della domenica sera?
Quando si cresce insieme, o si mette al centro il Signore, o ci si disperde. In particolare, sentivo io la mancanza di un tempo di silenzio per me; e poi c’è stato da pregare per la Susanna… Dovremmo crederci di più, in questi momenti di preghiera insieme: risolvono tanti problemi, tanti conflitti, tante difficoltà, che invece cerchiamo di risolvere con i nostri maldestri discorsi o ragionamenti.
Poi il servizio. Dalla prima superiore a tutti i ragazzi viene chiesto di svolgere un servizio in oratorio. Aiuto catechista, educatore, dopo scuola, gruppo disabili, animazione, coro, … ce ne sono moltissimi. Hai portato tu questa innovazione o già era in uso al tuo arrivo?
Si era un po’ persa… Ma ricordo che quando ho compiuto 14 anni, l’assumermi un servizio mi ha fatto diventare bello il venire in Oratorio: non voglio che qualcuno non abbia questa possibilità!!! Il mio primo servizio è stato il Doposcuola, poi i Vecchietti, e poi l’Educatore. Mi piacerebbe che i servizi possibili fossero anche al di fuori dell’Oratorio, ma non riesco a risolvere alcuni problemi “logistici”.
A proposito del tuo arrivo… come hai trovato la situazione nel settembre del 2000 quando sei arrivato e come pensi sia cambiata in questi cinque anni di tuo servizio da noi?
A me sono venuti una decina di capelli bianchi!!! Questo è il cambiamento che più mi ha colpito. Non si riesce a definire: come una mamma che vede crescere il suo bimbo, non nota le differenze, perché celo ha troppo nel cuore. Quando sono arrivato, mi ha colpito la voglia di tutti di conoscermi: è quello che ricordo di più!
Perché la decisione da questo anno di portare il prezzo dei biglietti della lotteria da 2,5€ a 1€ ?
Perché così i bambini fanno meno fatica a vendere un blocchetto!!!
Come vivi le tre vacanze estive di elementari, medie, adolescenti - giovani – diciottenni? Ogni anno una novità? Poi sei stato tu a ripristinare i tre turni… giusto?
I tre turni non ci sono mai stati, erano due, meno l’anno prima che arrivassi che erano uno. Sono l’azione educativa più forte dell’anno, ogni anno diversa, ed ogni turno ha la sua caratteristica: l’elementari danno gioia, le medie mi fanno divertire, gli adolescenti mi fanno crescere. …E poi è una scusa per fare viaggi in tutto il nord Italia per cercare la casa!!!
E’ difficile crederlo ma ricevi anche alcune critiche. Soprattutto da parte dei ragazzi grandi e dai genitori che aspettano i loro figli dopo il catechismo per colpa della mancata rete dietro la porta di calcio, che mette a rischio le persone che stanno sedute sul palco, davanti alla porta di ingresso in oratorio e dietro la porta da calcio. In molti dicono che una rete avrebbe messo al sicuro tutti. Ora difenditi…
L’Oratorio non è il campo da calcio! La rete di protezione definirebbe questo, oltre che essere di grande disturbo per chi entra in Oratorio. Meglio smettere di giocare, se c’è il rischio di fare male a qualcuno… Se non scopriamo questo, possiamo chiudere il nostro Oratorio!!!
E non parliamo delle critiche per le fontanelle !!! Non ci si riesce a bere !!! Ma le avete anche pagate?
Le fontanelle fanno proprio schifo!!! Ma avevamo finito i soldi e ce le hanno quasi tirate dietro! Se me le vuoi regalare più belle, io le faccio montare!
Come hai vissuto il sacerdozio di don Dario Bolzano e come vivi quello di don Paolo Poli? Che rapporti hai con loro?
Don Dario è stato con me in seminario, ed è un rapporto unico: ha accompagnato il mio ingresso, con tanta saggezza e tanto aiuto. Solo, non era venuto alla mia prima messa, perché aveva altri impegni: glielo faccio sempre pesare!!! Don Paolo è più vecchio di me, ed ammiro la sua saggezza.
Qual è la cosa che ti colpisce di più del tuo, nostro oratorio? A parte il sito internet…
Vuoi che ti dica: lo striscione!!! Certo è una colonna del nostro Oratorio. Ma a me colpisce vedere tanti bambini bravi, che amano Gesù come la cosa più importante; tante famiglie belle, ed, infine, tanti ragazzi che trovano sempre più Dio come il centro della loro vita.
Ultimissimo cambiamento… le squadre dell’Oratorio estivo sono passate da quattro a sei. Oltre ai tradizionali gialli, verdi, rossi e blu, si aggiungono arancioni e viola. Perché questa scelta? Sei stato anche criticato da chi però non ne conosce i veri motivi o dai “tradizionalisti” che non volevano modificare la pluriennale storia delle vittorie…
Dai tradizionalisti, al grido “si è sempre fatto così!!!”. Il motivo è semplice: quando io ero ragazzo, nel mio Oratorio le squadre erano sei, e mi divertivo un mondo!
Che rapporto hai con i chierichetti? E con il coro?
IDENTICO: li sgrido tutti e due.
Quali altre innovazioni, cambiamenti pensi di aver portato nel nostro oratorio?
La maggior parte pensa di essere intonata, perché canta meglio di me! Mi piacerebbe poter dire che c’è più entusiasmo
Programmi per il futuro? Svelaci qualche anticipazione… per altri tre o quattro anni ti toccherà sopportarci ancora… continuerai con la stessa impronta di questi cinque anni o ci saranno importanti novità?
Bisogna cambiare e cambiarsi: ho intuito in questo ultimo anno che il Signore mi chiede questo, ma non so che cosa significhi… pregate perché Dio me lo renda chiaro (poi vi offro la granita….)
Non potevamo non parlare di Fiorenzo. In questi anni è stato un po’ come papa Raitzinger è stato per Papa Giovanni Paolo II. Il custode della fede, il tuo braccio destro. Descrivici il vostro rapporto, fatto di amori e incomprensioni… Alla fine Fiorenzo è un grande !!
E’ stato più di Ratzinger, il nostro Fiorenzo: ha tenuto in piedi l’Oratorio per tanti anni, negli anni più tristi e difficili. Non ho ancora capito perché quando un ragazzo fa’ qualcosa di male, Fiorenzo sgrida me; e non ho ancora capito perché ad alcune ragazze non sa mai dire di no! Chissà, come Ratzinger è divenuto Papa dopo Giovanni Paolo II, Fiorenzo diventerà il prossimo prete dell’Oratorio? Sarebbe uno SCOOP indicibile!!!
Intervista a
don Paolo Poli
Un ragazzo del nostro Oratorio ordinato Sacerdote l'11 giugno 2005
Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 20/5/2005
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Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 20/5/2005
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Don Paolo Poli. Si corona un sogno. Finalmente sacerdote; ora sei al completo servizio del Signore. Raccontaci cosa provi… Stupore, trepidazione, gratitudine. E anche un po’ di curiosità, perché sono sicuro che la nuova condizione mi permetterà di conoscere ancora meglio la Chiesa.
Anche questa volta tanti ragazzi e adulti hanno partecipato al rosario in seminario e alla tua consacrazione diconale e sacerdotale in Duomo. Segno che davvero la comunità ti è vicina… Ringrazio di cuore tutti coloro che mi sono stati vicini e che hanno sostenuto in vari modi il mio cammino.
Uno sguardo al passato ed uno al futuro. Incominciamo dal passato. Come hai vissuto il tuo diaconato nella parrocchia di Quarto Oggiaro? Cosa porterai di loro nel cuore? E’ stata un’esperienza molto particolare e arricchente. Tornavo a Milano per la prima volta dopo tanti anni di forese (la parte della diocesi non cittadina) e tuttavia mi inserivo nel contesto di un quartiere abbastanza diverso dal nostro; ho conosciuto aspetti della nostra città che non immaginavo, e ragazzi che affrontano situazioni talvolta più grandi di loro.
In Oratorio tanti ragazzi ti ricordano ancora come uno di loro che giocava a pallone. Sembra ieri, ma è passato tanto tempo… come li hai vissuti questi anni di seminario? Una strada in salita, in discesa, o come i discepoli di Emmaus, una strada fatta con a fianco il Signore? Io in seminario ci sono stato bene. Mi è sembrato quasi di ringiovanire, tornando tra i banchi di scuola; la vita del seminarista poi è ordinata e molto varia: non c’è modo di annoiarsi. Ho un ricordo molto bello in particolare dei primi due anni, il biennio di spiritualità a Seveso, dove ho potuto apprendere le basi di una vita spirituale incentrata sulla preghiera.
Ora uno sguardo al futuro. Dopo la prima Santa Messa e i festeggiamenti… arriva l’Estate. Che progetti hai? Farai la vacanza con i ragazzi del nostro Oratorio? Non ho progetti. Il 27 giugno i superiori mi diranno dove andrò per l’estate e per i prossimi anni. Escluderei che io possa venire in vacanza con l’oratorio, ma forse un saluto in giornata riesco a farlo, visto che quest’anno andrete abbastanza vicini.
Poi da settembre si “fa sul serio”. Che fine farai? Cosa ti piacerebbe? Molto probabilmente farò il prete di oratorio; oppure qualcos’altro. A me piacerebbe essere un bravo prete.
Nella tua vecchia intervista, pubblicata sul sito dell’Oratorio, quando scherzosamente ti veniva chiesto se ti faceva paura la parola “prete”, ci hai risposto: “paura non è la parola giusta. Il Papa, fin dal suo primo discorso è stato molto chiaro: “Non abbiate paura! Aprite, spalancate le porte e Cristo”. E io sto pienamente con lui.” Una grande frase citata da Giovanni Paolo II. Inevitabile chiederti: cosa ha rappresentato per te, per i tuoi studi, per il tuo diaconato, e perché no, cosa rappresenterà per il tuo sacerdozio Papa Giovanni Paolo II? Papa Giovanni Paolo II è stato la mia giovinezza. Avevo otto anni quando ha iniziato il suo ministero petrino ed ha sicuramente influenzato in modo decisivo il mio modo di vivere la fede, e anche i miei studi, visto che anche lui era un filosofo; ho tra l’altro appreso anche i rudimenti della lingua polacca... Dal suo sacerdozio vorrei imparare a dare tutto per Cristo, come lui ha fatto, portando la croce fino al venerdì santo, una settimana prima di morire. Ora guardo al nuovo papa con fiducia e accolgo da lui due indicazioni preziose: la centralità dell’amicizia con Cristo e la “santa inquietudine” che deve abitare nel cuore dei suoi discepoli.
Come hai vissuto il rapporto con la nostra comunità, in particolare con il tuo, nostro Oratorio durante questi anni? Insomma, ogni tanto facevi una visitina: vacanze, esercizi spirituali, occasioni varie… ti è mancato un po’ rispetto a come lo vivevi prima di entrare in seminario? Poi ovviamente il sito internet ti teneva aggiornato su tutto… E’ stata un’esperienza interessante, perché a dire il vero nei mesi immediatamente precedenti al mio ingresso in seminario non avevo molte occasioni per frequentare l’oratorio, in quanto lavoravo a tempo pieno già da cinque anni. Ho così vissuto stagioni diverse del nostro oratorio, e tuttavia mi sono sempre sentito accolto con molto affetto tanto che anche ora, nel momento di lasciare definitivamente, sento un forte legame con l’oratorio del Redentore e con la comunità nella quale sono cresciuto.
Raccontaci un po’ di curiosità sul seminario. Si dice che ci siano un sacco di partite di calcio, tornei vari, insomma, che ci si diverta molto. Qual è la cosa che più ti porterai dentro del seminario e qual è la cosa che sopportavi con maggiore difficoltà… ? La cosa che più mi porterò dentro è la sincera passione per Gesù e per la Chiesa che ho incontrato in tante persone: educatori, compagni, ma anche persone che semplicemente capitavano qui occasionalmente, solo per farci visita e testimoniare la loro vicinanza. Qualche difficoltà invece l’avevo con gli orari e con le campanelle, perché la puntualità non è certamente uno dei miei punti forti.
Dopo don Dario Bolzani e don Paolo Poli non ci sono più seminaristi della nostra Parrocchia. E’ il Signore che ci penserà o anche noi possiamo fare qualcosa? Tutti possono fare qualcosa, in particolare i maschietti. Io sono fiducioso: il prossimo anno seminaristico inizierà solo a settembre, e in un’estate tante cose possono accadere.
Conservatore o Riformatore? È un’alternativa che sento molto lontana dalla mia sensibilità e che giudico poco utile a capire la vita della Chiesa. Credo che la Chiesa debba sempre riformarsi (ecclesia semper reformanda, dicevano i medioevali) per meglio custodire e comunicare il suo unico tesoro:il Signore Gesù e il suo Vangelo.
E se per caso un giorno diventassi vescovo, poi cardinale poi Papa? Ve lo farò sapere… e certamente sarete tutti invitati ai festeggiamenti.
Intervista a
Silvia Chiesa
Una ragazza del nostro Oratorio tornata domenica 12 dicembre da una Missione di tre settimane in Rwanda, Africa
Autore: "Peressere", ex giornalino dell'Oratorio
Pubblicata il: 19/12/2004
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Autore: "Peressere", ex giornalino dell'Oratorio
Pubblicata il: 19/12/2004
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Silvia è stata tre settimane in un Orfanotrofio in Rwanda, in Africa. E' tornata domenica 12 dicembre. Ecco cosa ci racconta...
Anche se è difficile scriverlo... ci puoi testimoniare quello che hai fatto? Faccio fatica, non tanto a trovare le cose da raccontare, di quelle ne ho tante, ma perchè mi rendo conto che è difficile riuscire ad esprimere tutto quello che ho visto e vissuto in Africa in poche parole. Mentre scrivi ti rendi conto che, qualsiasi cosa dici è riduttiva, non puoi raccontare le persone, i sorrisi, le lacrime, la fame, le malattie… le puoi vivere! Questo può sembrare un modo sbrigativo per liberarmi della “stesura” di questo breve racconto di viaggio, non è così… è il provare ogni volta che racconti, un senso di inadeguatezza!
Cosa ti è più difficile esprimere di questa esperienza? Ogni volta che mi si chiede del viaggio vorrei riuscire a trasmettere l’entusiasmo e la gioia che ho provato li, e mi rendo conto che non ci riesco e questo mi dispiace perché in fondo l’unica cosa che desidero è che altre persone sperimentino la stessa cosa! E’ un po’ come quando mangi qualcosa che a te piace tantissimo, vuoi che anche gli altri l’assaggino perché mangiare da solo è noioso! Ma adesso mi sa che mi tocca raccontare qualcosa davvero…
Il Rwanda lo conosciamo poco... ce lo puoi descrivere? Il Rwanda è un paese bellissimo, nella zona dei grandi laghi, lo chiamano il “paese delle mille colline”, è ricco d’acqua e molto verde (come dice Luca sembra di essere a Giarola di Ligonchio)… ma è anche un paese che ha visto una parte del suo popolo ammazzare con una violenza inaudita a colpi di macete, almeno 500.000 rwandesi, una media di 4.900 persone uccise al giorno.
E adesso che la guerra è finita... che situazione avete trovato? Il Rwanda è un paese che dice di essere pacificato ma che in realtà vive ancora l’odio e la divisione, ne sono testimonianza le ossa delle vittime che non hanno trovato sepoltura perché devono restare nei luoghi degli eccidi come memoria. E così ti ritrovi a camminare sulle ossa di 5.000 persone che sono state trucidate in una chiesa solo perché appartenevano all’altra etnia… E ti chiedi come sia stato possibile che l’uomo sia arrivato a tanto orrore? Come è stato possibile che il mondo abbia guardato tutto questo senza battere ciglio? E ti senti in colpa perché sei nato dalla “parte giusta del mondo”!
Il tuo lavoro consisteva nello stare con dei bambini bisognosi... com'erano? Il Rwanda è “ricco” di bambini, ovunque ti giri vedi degli occhi enormi che ti guardano, delle mani che ti toccano perché sei strano e diverso, che ti chiedono qualcosa… ed è con un centinaio di questi bambini che, concretamente si è svolto il mio lavoro in Rwanda.
In cosa consisteva la vostra attività all’orfanotrofio? Non abbiamo fatto grandi cose con i bambini dell’orfanotrofio di Nonna Amelia. Siamo partiti con grandi progetti e ci siamo scontrati con tante difficoltà. I bambini vivono sempre li, escono solo per andare a scuola e a messa e non sono abituati a fare tutte le cose che per noi sono normali: giocare, disegnare, fare merenda…
Che emozioni, impressioni hai provato nei primi giorni a contatto con questa realtà? Al momento volevo scappare e tornare indietro, perché ti senti inutile, poi ti rendi conto che loro non ti chiedono niente, se non l’affetto e che pian piano le cose nascono da sole, quando si getta il seme. E così abbiamo fatto merenda con loro, usato i giochi che abbiamo portato per loro, cantato…
Cosa ti è rimasto impresso nel cuore della vita insieme a quei bimbi? Mentre scrivo queste cose mi rendo conto di quanto sia vero quello che dicevo all’inizio di questo racconto… ho la sensazione di non riuscire a dare l’idea di quello che ho vissuto! E mi spiace perché l’unica cosa che vorrei è che passasse la gioia di poter condividere un pezzettino della propria vita con delle persone che, dalla loro, purtroppo non hanno avuto tanto! Nessuno di noi può dare loro quello che di diritto gli spetterebbe ma ognuno di noi ha il dovere di mostrarli che la vita è bella, ed è bella perché si è amati!
Come hai superato i momenti difficili? A chi hai potuto chiedere aiuto, sostegno? Quando mi prendeva la rabbia e la fatica in Rwanda pensavo a tutte le persone che si erano date da fare per raccogliere cose per i bambini, pensavo a tutto il movimento che si era creato intorno alla raccolta dei giochi, pensavo ai miei ragazzi che si erano dati da fare come pochi per raccogliere le cose e mi rendevo conto che una speranza c’è e che bisogna testimoniarla! E, a conclusione di questa testimonianza, vorrei proprio ringraziare tutti coloro che mi hanno dato una mano ad affrontare e preparare questo piccolo viaggio
Quale speranza ti porti dietro? La speranza di essere riuscita a testimoniare la gioia che a mia volta ho sperimentato nella mia vita e, in particolare in oratorio! E l’altro piccolo augurio che mi permetto di fare è che questo desiderio di testimoniare questa gioia nasca in ciascuno di noi con la modalità che a ognuno è più congeniale… per me è stato il trascorrere queste tre settimane con i bimbi… e per voi?
Intervista a
Paolo Poli
Un ragazzo del nostro Oratorio ordinato Diacono il 26 settembre 2004
Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 27/9/2004
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Autore: Redazione Sito Internet
Pubblicata il: 27/9/2004
Riduci e chiudi l'intervista
Ciao don… ti possiamo chiamare don vero? Sì, da adesso in poi sì.
L’oratorio ti ha sostenuto in duomo alla tua ordinazione diagonale. Eri emozionato? Decisamente. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato.
A cosa pensavi quando eri tu per tu con l’Arcivescovo mentre ricevevi lo Spirito Santo? Nelle ultime ore, di fronte a eventi così importanti, i pensieri tendono a semplificarsi, lasciando emergere un senso di pace e di gratitudine. Io ripetevo più volte una frase che esprimeva un desiderio ben radicato: “A te, Signore, la mia vita”.
Adesso sei diacono, una bella responsabilità, no? Sì, una bella responsabilità, ma per fortuna non grava solo sulle mie spalle. C’è Gesù che guida il cammino e la Chiesa che sostiene e accompagna.
Che farai adesso? Quali saranno i tuoi compiti quest’anno? Per metà settimana noi diaconi partecipiamo alla vita comune in seminario, collaborando anche nella presidenza dei momenti liturgici (lodi, vespri, culto eucaristico…). Dal giovedì o dal venerdì alla domenica ci trasferiamo in una parrocchia, dove ci occupiamo, in collaborazione col parroco, un po’ di tutto e in particolare degli oratori. Quest’anno io svolgerò il mio servizio presso la parrocchia della Risurrezione a Milano, nel quartiere di Quarto Oggiaro.
E poi a giugno prete… Ti fa paura questa parola? No, a me i preti non hanno mai fatto paura ?! Scherzi a parte, certo, il senso di inadeguatezza e la percezione di una sproporzione di fronte ad un ministero così alto sono sentimenti che ti prendono fin da subito, e con i quale è necessario imparare a fare i conti. Ma “paura” non è la parola giusta. Il Papa, fin dal suo primo discorso è stato molto chiaro: “Non abbiate paura! Aprite, spalancate le porte e Cristo”. E io sto pienamente con lui.
I diaconi possono celebrare matrimoni e battesimi vero? Ne hai già qualcuno in programma? Battesimi sì, matrimoni per il momento no, ma non si sa mai…
Quale figure di servizio (preti o laici) ti hanno influenzato nella tua preparazione al diaconato? Nel prepararmi all’ordinazione ho meditato un corso di esercizi del nostro arcivescovo emerito, il card. Martini, tenuto proprio ai diaconi della nostra diocesi una ventina di anni fa, qui a Vengono. Erano incentrati sulla figura di Stefano, il primo martire della chiesa, uno dei sette diaconi scelti dagli apostoli come loro collaboratori. L’ho trovato molto interessante, forse anche perché il mio secondo nome è proprio Stefano. Sono poi affascinato dai cristiani che fanno scelte radicali a favore dei poveri, come la Beata Madre Teresa di Calcutta, o come Fratel Ettore Boschini, l’intrepido camilliano dei barboni della Centrale, morto recentemente, e che avevo avuto modo di conoscere personalmente. Infine, insieme a due laici consacrati citati, voglio ricordare un prete, don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadefia, un’esperienza di vita comunitaria basata sul Vangelo nata negli anni ’50. Essa è diventata una realtà importante nell’accoglienza di minori in difficoltà, recentemente, 150 “figli di Nomadelfia”, accompagnati da un centinaio di adulti, sono stati ospiti del nostro seminario per tutto agosto, ispirando in tutti grande simpatia.
Facci qualche esempio di diaconi che sono passati alla storia o hanno fatto cose importanti. A parte Paolo Poli… Ve ne cito due, tra i tanti. Gli ambrosiani sono molto legati al diacono Sant’Arialdo, animatore del movimento della Pataria, che lottava contro gli abusi nella chiesa (corruzione, immoralità); morì poco dopo il mille, martire per mano di due perfidi preti. La chiesa intera, latina e orientale, è invece molto devota a sant’Efrem il siro, diacono vissuto nel quarto secolo e autore di bellissime preghiere.
Ti piace il sito? Cosa ne pensi? Sai di essere il primo intervistato della nuova sezione interviste? Il sito è bellissimo e molto utile per chi, come me, è spesso lontano da casa e dal via Palestrina. Il mio oratorio a Quarto Oggiaro non ce l’ha… Non è che potete fare qualcosa?
Ora lascia un messaggio a tutti i ragazzi di quest’oratorio, ai parrocchiani, ai bambini… insomma, al SS. Redentore… Quest’anno, per una fortunata coincidenza, il tema degli oratori e il tema dei candidati 2005 è lo stesso: l’episodio dei discepoli di Emmaus (Lc 24). Vi dò l’appuntamento a giugno per vedere chi l’avrà imparato meglio!