Quarto aggiornamento di P.Luca Bovio

Padre Luca ci scrive del suo viaggio in Ucraina, in cui si è recato dopo la nostra visita in Polonia

Carissimi tutti,

 

con questo quarto aggiornamento oltre a ringraziare tutti voi per la continua solidarietà concreta che state dimostrando in questa situazione, desidero condividere l’esperienza che ho fatto questa settimana recandomi in Ucraina. 

 

Il viaggio è nato da una proposta arrivata da don Leszez Kryza, direttore nazionale dell’Ufficio di aiuto alla chiesa in oriente, struttura appartente alla Conferenza episcopale polacca.

Dopo aver riempito completamente la macchina di beni di prima necessità, quali cibo e medicinali, siamo partiti all’alba di giovedi 31 marzo in direzione della frontiera di Medyka, a sud est della Polonia. Con noi si è unita Clara, la volontaria infermiera che da settiane è con noi. 

Dopo 5 ore di viaggio in un clima che si è fatto improvvisamente invernale, alternando la pioggia alla neve, arriviamo presso la frontiera. 

 

Non sono tanti i mezzi che passano il confine dalla Polonia all’Ucraina; tuttavia, i tempi di controllo dei documenti sono lunghi, sia a causa del controllo dei documenti sia per il controllo della merce trasportata: entrando in un paese in guerra i soldati vogliono essere certi di cosa si trasporta.

 

La frontiera polacca la passiamo senza difficoltà, invece dalla parte ucraina siamo fermati a lungo, per la mancanza di un documento della nostra macchina che abbiamo solo in versione online e non stampata. Dopo più di tre ore di attesa siamo costretti a rientrare in Polonia a motivo della mancanza di questo documento. 

Cambiamo il nostro piano. Decidiamo di lasciare gli aiuti trasportati presso la sala di una parrocchia dei francescani vicino alla frontiera, per essere già nei prossimi giorni di nuovo spediti oltre il confine con un altro trasporto. 

 

Questo cambio di situazione ci porta alla decisione di entrare in Ucraina a piedi. 

Il controllo dei documenti dalla Polonia all’Ucraina avviene in modo sbrigativo anche se non siamo soli, alcuni rifugiati, non molti, ritornano. Ci spiegano che sono coloro che abitano vicino a questo confine, in una zona meno bombardata di altre. 

Hanno i mariti che li aspettano nelle loro case e inoltre trovare lavoro in Polonia non  è facile... 

Aiutiamo una giovane donna a portare due borse della spesa pesanti. È tutto quello che ha con sé. La soldatessa ucraina mi chiede cosa andiamo a fare in Ucraina. Le spiego il problema che abbiamo avuto poco prima con la macchina, aggiungendo che vorremmo organizzare il passaggio dei beni. Fissandomi seriamente negli occhi per un momento fa un mezzo sorriso e ringrazia per quello che stiamo facendo. Sono parole che mi colpiscono perchè dette da un soldato non sono per niente scontate. 

 

Entrando in Ucraina notiamo dalla parte opposta una coda molto più lunga di rifugiati che attendono di entrare in Polonia. Nelle vicinanze della frontiera, in entrambi i paesi, ci sono tante organizzazioni umanitarie, sono volontari provenienti da tutto il mondo: americani, spagnoli, portoghesi, ebrei... sono tutti giovani sorridenti che trasmettono un calore umano fatto di sorrisi e di mille piccole attenzioni verso i profughi. Alcuni sono vestiti da clown come al circo, per strappare un sorriso ai bambini che scappano dalla guerra. Altri si prestano con carrelli della spesa ad aiutare a portare i pochi bagagli dei profughi. Altri ancora offrono bevande calde, pasti, cioccolata... siccome la giornata è fredda e umida vengono distribuite delle mantelline per la pioggia, di cui anche noi beneficiamo e si organizzano dei ripari dalla pioggie mista a neve che cade ininterrottamente, usando delle serre per fiori che qualcuno ha offerto. Ci sono anche delle stufe a gas come quelle che si trovano nei ristoranti all’aperto che riscaldano nelle immediate vicinanze. 

Incontriamo un gruppo di volontari polacchi che ha allestito un campo a fianco della frontiera, in Ucraina. 

Conosciamo Magdalena che fin dall’inizio è qui presente. Ci racconta che la situazione in questi giorni è meno pesante rispetto all’inizio; tuttavia, non c’è sicurezza e da un momento all’altro potrebbe di nuovo tutto precipitare a seconda degli sviluppi della guerra nel paese. 

Solo da questa frontiera sono passate circa 700.000 persone (circa la capienza di 10 grandi stadi di calcio) su un totale di 2.700.000 che hanno varcato il confine con la Polonia. 

I primi giorni sono stati i più drammatici. Magdalena ci racconta che i primissimi aiuti sono arrivati tutti da ovest, fermandosi in territorio polacco senza oltrepassare il confine. Ancora oggi lì ci sono decine e decine di tende di volontari. Molto meno se ne trovano ancora oggi dalla parte ucraina, dove ci sono le code piu lunghe di profughi. 

Ci sono video che mostrano, all’inizio del conflitto, code di oltre 30 km di macchine in attesa di passare il confine. Erano tra i più fortunati, perché stavano al caldo e seduti, al contrario della maggioranza di essi che aspettavano all’aperto, giorno e notte, anche per tre e quattro giorni, per passare il confine. Anche se le pratiche burocratiche sono state semplificate, l’ondata di profughi da smaltire è stata così grande che non lasciava alternative. Per scaldarsi durante la notte si bruciava tutto quel poco che si trovava, compresi i vestiti non utilizzati. Ci sono stati, ci raccontano i volontari, anche casi di parti precoci a seguito dello stress e della stanchezza. 

Avendo lasciato la macchina al di là del confine, verso sera ci rimettiamo in coda con i profughi, per rientrare in Polonia. Ci colpisce molto la dignità di queste persone. Non sentiamo un lamento o una imprecazione. Ci si guarda solo negli occhi. Le storie che ci raccontano sono terribili e talmente crudeli che si fanno fatica a descrivere. Sono tutte persone che scappano dall’estremo est del paese, Mariopol, Charchowy, Donbas, Kiew...

Le uniche persone accompagnate dai volontari che accorciano le file sono alcuni anziani su carrozzine, avvolti da coperte. Gruppi di persone poco nominate in questo conflitto, ma che rappresentano un altro lato debole della popolazione. Nessuno si lamenta di questo anche se la stanchezza e il freddo non aiutano. Dopo circa tre ore in fila ritorniamo in Polonia. A differenza dei profughi abbiamo una macchina ad attenderci e un luogo sicuro dove ritornare. È notte fonda quando ritorniamo a casa presso la nostra comunità, dopo quasi 24 ore di viaggio. Siamo stanchissimi ma anche coscienti che abbiamo visto molto e come testimoni molto possiamo continuare a fare insieme a tutti voi. 

Dopo Pasqua probabilmente ci recheremo ancora in Ucraina questa volta per qualche giorno.

 

P. Luca Bovio IMC